Buongiorno a tutti, 

vorrei ringraziare il magnifico Rettore per avermi dato la possibilità di parlare a nome del corpo studentesco e gli Uffici amministrativi e il personale tecnico, che hanno supportato e reso possibile il lavoro del Consiglio degli Studenti.
Nel mio discorso vorrei parlare di ciò che è avvenuto nella nostra università in questi ultimi anni, e di ciò che è avvenuto in tutta l'università italiana.

- Innanzitutto, è bene dire che la nostra è una buona Università, che fornisce un’istruzione di alto livello. Lo confermano i risultati dei nostri laureati nel mondo del lavoro e in quello accademico, tutti sopra la media italiana.

- Tuttavia, siamo una buona nave in un mare in tempesta. Sono anni ormai che in Italia si riducono i finanziamenti al sistema universitario, al punto che il nostro Paese spende circa 7200 euro a studente all’anno, contro gli 11mila di Francia e Spagna. Le nostre rette sono le più alte dell’Europa continentale dopo quelle olandesi e solo l’8% degli studenti riceve una borsa di studio, contro il 34% della Francia e il 29% della Spagna.
Per avere un'idea della differenza di investimento, basti pensare che nel 2014 abbiamo investito 490 milioni di euro in borse di studio, la metà proveniente dalle stesse tasse universitarie. La Francia, lo stesso anno, ha investito due miliardi.

- Regione Lombardia, in particolare, investe nelle università ancora troppo poco rispetto ad altre regioni d'Italia: la figura tutta italiana dell’idoneo non beneficiario è assente in molti atenei lombardi soltanto perché le università decidono di ricorrere alle loro risorse interne, non potendo più affidarsi alla fiscalità generale, come invece vorrebbe una vera politica di investimento nell'istruzione.
In Lombardia abbiamo affitti e tasse tra i più alti d'Italia, ma il dsu è lasciato ai singoli atenei, senza una gestione unica regionale che permetterebbe un'omologazione del servizio, con evidenti vantaggi per gli spostamenti tra le diverse università, e una distribuzione delle risorse efficace e non basata su criteri storici ormai non più adeguati.
Un esempio concreto dello scarso interesse della regione verso gli studenti è l'assenza di un qualunque abbonamento studenti da parte di Trenord, quando gli studenti lombardi sono in gran parte pendolari, e il costo dei biglietti del treno elevati. Anche in questo caso, ci auguriamo che le università possano mettere una pezza, in attesa di un intervento della Regione in cui vorremmo poter sperare.
La Regione, poi, dovrebbe valorizzare quei canali di dialogo che esistono tra le rappresentanze studentesche e l'assessorato all'istruzione. Così come il comune di Milano, che deve assumere la consapevolezza di essere una città universitaria, ricca di fuori sede che rappresentano una ricchezza culturale e un'opportunità di investimento, dal professionale al ludico.

- Negli ultimi due anni noi qui in Bicocca ci siamo mossi nella giusta direzione, coprendo tutte le borse di studio lasciate scoperte dalla regione, cercando di dilazionare le spese di iscrizione e aumentando le borse di studio per i dottorandi. Lo sforzo di un singolo ateneo tuttavia è vano se le istituzioni non si decidono a considerare l’istruzione universitaria, finalmente, una priorità.


- Mentre andiamo in controtendenza sulle borse di studio, però, in questi anni ci siamo accodati agli altri Atenei e all'andamento generale dell'Università italiana per ciò che riguarda il numero chiuso. Anche a causa del blocco del turn over, quasi tutti i corsi hanno introdotto una forma di selezione iniziale, mentre i corsi ancora ad accesso libero si ritrovano sovraccarichi di studenti che ripiegano su una seconda scelta.
È forte il timore, a questo punto, di ritrovarci con il numero programmato in ogni corso.

- Questo è grave, perché con il numero chiuso l'università viene meno al suo compito di formazione. La missione didattica dell’università dovrebbe infatti consistere nel formare buoni studenti, invece di decidere quali sono i buoni studenti a priori, mediante test spesso inadeguati a valutare le reali capacità di chi vorrebbe iscriversi. Dovrebbero essere gli esami e non dei test iniziali a decidere chi può o non può andare avanti.


- Un altro tema su cui vorrei portare la vostra attenzione è quello dell’internazionalizzazione e degli accordi bilaterali tra università. Studiare all’estero è un’esperienza estremamente formativa e sempre più studenti la ricercano, tanto che siamo tra le prime università per studenti con crediti ottenuti all'estero. Serve però che l’università li supporti. Il contributo dell’ateneo alle borse Erasmus è apprezzato ma i vincoli e le procedure burocratiche restano un ostacolo notevole. Inoltre, è sempre presente il rischio che gli atenei esteri non rinnovino gli accordi bilaterali che hanno con il nostro, nonostante gli studenti che vi mandiamo siano apprezzati per la loro preparazione. La causa è anche la mancanza di didattica erogata in lingua inglese, che rende il nostro ateneo poco accessibile a studenti stranieri.

- È altresì importante affiancare all’Erasmus e affini anche altri progetti di mobilità internazionale, quali ad esempio le doppie lauree, che stanno prendendo piede nel nostro ateneo, ma ancora molto lentamente. La richiesta di internazionalizzazione è molto forte tra gli studenti, i programmi di scambio sono apprezzati ma ci piacerebbe poterne avere un’offerta più ampia.


- Con le nuove elezioni degli studenti si aprirà finalmente l’inedita collaborazione tra studenti e dottorandi di ricerca, mettendo in relazione due attori simili e diversi al contempo, prima incomprensibilmente lontani. Studenti e dottorandi hanno già avuto modo, nel corso del precedente anno accademico, di giovare della reciproca collaborazione. Una relazione che ha saputo stimolare quel processo di cambiamento intrapreso dall’Ateneo, che ha condotto da una parte all’aumento della borsa di studio e dall’altra a mitigare gli effetti dell’introduzione delle tasse anche per i dottorandi di ricerca. Si è trattato di un momento di forte apertura da parte della nostra Università, dimostrando di voler investire sui futuri ricercatori che in essa lavorano e si formano.

- Il futuro dei dottori di ricerca in Italia è incerto; da una parte la condizione di profonda crisi in cui versa il sistema universitario italiano scoraggia i nuovi dottori a credere nel proprio sogno di realizzarsi in Accademia, dall’altra la Pubblica Amministrazione e il mondo delle imprese sembrano essere ancora inconsapevoli che l’aumento della qualità dei servizi e l’innovazione nel nostro Paese passano attraverso la valorizzazione di quei cittadini che hanno deciso di investire i loro migliori anni nello studio e nella ricerca, ossia i dottori di ricerca. Proprio in questi giorni qui, nella nostra Università, è stato presentato l’ultimo rapporto sulla valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, mostrando l’enorme lavoro che ancora deve essere compiuto, sia in ambito pubblico che privato, per non sprecare questo capitale umano. In tale difficile scenario, il nostro Ateneo, pur consapevole delle ristrettezze imposte annualmente dal Ministero e dalla crisi strutturale dell’Università italiana, deve continuare a crederci e a fare la sua parte, valorizzando e sostenendo i propri dottori nel percorso di valorizzazione personale, sia accademico che nel settore privato.
In questo senso, i dottorandi sono pronti a dare il proprio contributo di idee e proposte all’interno delle sedi opportune, come la Scuola Unica di Dottorato e il Consiglio degli Studenti.


- Noi rappresentanti in Bicocca in questi anni ci siamo molto impegnati per migliorare la vita degli studenti: la Bicocca sostenibile che vogliamo significa erogatori d'acqua per abbattere il consumo di bottigliette di plastica, significa spingere sulla raccolta differenziata , ma anche poter riscaldare il pranzo agevolmente. Significa poter verbalizzare un esame con un clic da casa senza dover prendere il treno per dire faccia a faccia al professore un semplice “ok”. Significa avere gli stessi servizi nel centro del campus come nella sedi distaccate. Avere un'università che sia luogo anche di esperienze e non solo di lezione, arricchendo il proprio spirito civico facendo gruppo o partecipando alla vita delle numerose associazioni presenti di politica, sport, volontariato e tanto altro ancora.

- Concludendo, vorrei ringraziare tutti i rappresentanti degli studenti di questo ateneo, che provano a migliorare i piani di studi, la didattica dei loro corsi, i loro orari e appelli e che talvolta si trovano davanti ad un muro di disinteresse e di difficoltà burocratiche. Lo fanno per passione, per dovere e per interesse, e la maggior parte di loro lo fa senza avere nulla in cambio. Questa secondo noi è la forza della rappresentanza, la caratteristica che non ci può portare che ad essere ascoltati e riconosciuti come validi interlocutori nel migliorare la nostra università.

L'augurio che faccio a tutti è che queste elezioni possano essere un esempio di partecipazione e spirito civico, che i nuovi eletti sappiano rappresentare e difendere gli studenti e che sappiano farlo anche meglio di quanto in questi anni abbiamo fatto noi. Perché solo in questo modo noi avremo fatto un buon lavoro.

Vi ringrazio